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Torta Amorosa (ovvero la mia Vendome)

  Amo passeggiare nei dintorni di casa mia, spesso in solitaria, e soffermarmi lungo il cammino a dare un nome a piante, alberi, fiori selvatici. Osservo i miei amici verdi con curiosità e gratitudine, per la bellezza semplice che offrono e, spesso, anche per la bontà di cui ci fanno dono. Conosco il posto dei ciclamini selvatici, che hanno cominciato a fare capolino all'ombra dei castagni, quello delle rose canine, già cariche di bacche, o quello del vecchio fico incolto, che a giugno e settembre si fa colmo dei suoi frutti. Ed, ovviamente, conosco il posto dei rovi: di quelli ce ne sono tanti, in verità. Fiancheggiano, più o meno abbondanti, quasi tutte le strade e i sentieri di zona, ma è in quelle meno percorse che, tra fine agosto ed i primi di settembre, i cespugli spinosi traboccano di more. Coglierle non è da tutti, dato che, oltre ai frutti, si riporteranno a casa gli inequivocabili segni dell'impresa: graffi sulle braccia, polpastrelli viola, a volte qualche maglietta

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