lunedì 11 settembre 2017

Plum cake ai mirtilli rossi con farina di mais


In questi giorni di ritrovate temperature miti decido di riaccendere il forno. Che negli scorsi mesi torridi ho lasciato, per forza di cose, in stand-by. Sarà che a settembre, quando tutto torna più o meno regolare -la sveglia, le scadenze, il lavoro- mi viene voglia di ritrovare anche quei piccoli riti che costellano la stagione più fredda, come la tazza fumante di té a metà pomeriggio, se sono a casa. Ed assieme al té, talvolta, perché no, anche qualcosa di dolce.
Ed è così che oggi scruto un cielo -ostinatamente immacolato fino a pochi giorni fa- che chiama a raccolta nuvole scure, gravide di pioggia, sorseggiando una tisana allo zenzero, accompagnata da una fetta di questo plum cake ai mirtilli rossi, con farina di mais.
E nella trama grigia delle nuvole, che un vento irriverente tesse a suo piacimento, nascondo ricordi e pensieri: chissà che questo vento capriccioso non li porti lontano, via con sé. In fondo, è ancora estate.

***

PLUM CAKE AI MIRTILLI ROSSI CON FARINA DI MAIS
3 uova intere
120 g. di zucchero
100 gr. di farina finissima di mais
170 gr. di farina 00
100 g. di yogurt
110 ml di olio di semi (io, metà girasole, metà oliva)
1 bustina di lievito vanigliato
80 gr. di mirtilli rossi essiccati
buccia di limone q.b.
1 pizzico di sale

In una ciotola uniamo uova intere, zucchero, buccia grattugiata di limone e pizzico di sale lavorando bene per circa 5/10 minuti, o comunque fino a che il composto diventa bello gonfio e spumoso. Aggiungiamo i liquidi (yogurt e olio)  a bassa velocità. Uniamo quindi le farine setacciate assieme al lievito, lavorando giusto il tempo necessario ad amalgamare bene gli ingredienti.


Infine, aggiungiamo i mirtilli essiccati e mescoliamo con una paletta. Imburriamo ed infariniamo uno stampo da plum cake, versiamoci l'impasto e cuociamo in forno per circa 40' a 170 gradi. Facciamo la prova stecchino prima di sfornare. Decoriamo, eventualmente, con zucchero a velo prima di servire.

martedì 28 febbraio 2017

Facciamo quattro chiacchiere?


Che sarebbe anche ora, dato che il blog, ahimè, langue nel silenzio da ormai troppo tempo... Ma le chiacchiere a cui mi riferisco sono quelle di Carnevale, dette anche frappe, cenci, sfrappole e chi più ne ha più ne metta... ed oggi, martedì grasso, è proprio il giorno adatto per mettersi all'opera!
A casa mia le frappe (a Roma le chiamiamo così) sono da sempre state appannaggio di mia madre, che stende col mattarello meglio di un'azdaura romagnola, ragion per cui -ubi maior- è da poco che mi sono messa a prepararle da me. La ricetta è quella di mia nonna, che azdaura romagnola lo era per davvero, e che le faceva croccanti, profumate e sottilissime.
La lascio qui, per chi volesse provarla. Non posso fare lo stesso con quella delle castagnole perchè, confesso, mi manca e per una precisa ragione: nei giorni di Carnevale, mentre mia madre si cimentava nella produzione di questi sfiziosi dolcetti, da distribuire anche alle vicine di casa, una delle vicine, zia Donata, ricambiava con vassoi di squisite castagnole.
Ne uscivano fuori pomeriggi mangerecci che che te lo dico a fare...giusto il metabolismo adolescenziale deve avermene fatto uscire indenne!
La sua ricetta -veramente spettacolare- ancora non è ancora venuta in mio possesso... Ma appena mi riuscirà di averla, farò un tentativo... Chissà, magari il prossimo Carnevale?
Nel frattempo, a chiunque vorrà provare, auguro uno squisitissimo assaggio... e buon Carnevale a tutti!

***

Chiacchiere di Carnevale
(per 3/4 persone)

200 gr di farina 00
1 uovo intero
3 cucchiai di zucchero
3/4 cucchiai di vino bianco
1 cucchiaio di burro morbido
scorza di limone grattugiata
pizzico di sale

olio di arachidi per friggere
zucchero a velo qb per guarnire

Sulla tavola o in una ciotola capiente facciamo la fontana con la farina setacciata: al centro collochiamo tutti gli altri ingredienti ed impastiamo velocemente fino ad avere una palla di impasto elastica ed abbastanza morbida.
Lasciamo riposare almeno un quarto d'ora l'impasto ben coperto. 
Stendiamo con il mattarello o con la nonna papera fino ad avere una sfoglia sottile. Con una rotella dentellata per la pasta o un coltello ritagliamo tanti nastri di dimensioni variabili: le frappe non devono essere regolari nè per lunghezza nè per larghezza. A quelle più larghe al centro pratichiamo un ulteriore taglio (in modo che sarà più facile rigirarle e scolarle con la forchetta, durante la frittura).


Friggiamo in abbondante olio di arachidi: vanno bene anche altri oli, ma trovo questo più adeguato per la frittura dato che ha un punto di fumo molto elevato.
Un consiglio: possiamo rendere le frappe ancora più sottili stirando ed allungando i nastri di impasto con le mani prima di tuffarli nell'olio bollente.
Guarniamo infine con abbondante zucchero a velo.
Ottime calde, le chiacchiere si conservano coperte con carta da forno anche per alcuni giorni. Anche se, difficilmente ne avanzeranno... :P

mercoledì 23 marzo 2016

La mia torta pasqualina


Devo dire che a Pasqua mi capita di darmi da fare in cucina molto più che a Natale... forse perchè, tutto sommato, a Natale panettone e pandoro preferisco comprarli mentre non amando la colomba (eh già, la combinazione di mandorle della copertura e canditi all'interno per me stride un pò) i dolci a Pasqua si fanno rigorosamente in casa. E così tra giovedì e venerdì mi dedico all'amata pastiera, mentre il sabato sera è il turno del ciambellone con gli zuccherini colorati per la colazione dell'indomani. E c'è spazio anche per i salati: magari un bel panbrioche farcito per la Pasquetta ed anche una gustosissima torta pasqualina.
Quest'ultima, va detto, viene una meraviglia se per il ripieno riesco a trovare le erbette miste di campo, che da queste parti qualcuno chiama "erba matta": borragine, cicoria, ed erbette varie di cui disconosco il nome ma che si fanno riconoscere per il sapore... altrimenti anche degli spinaci freschi, perchè no. L'impasto? Rigorosamente a mano tirato col mattarello...ci vuole un pò di pazienza, ma il risultato è sicuramente più simile a quello originale (ineguagliabile) della versione tradizionale ligure: diciamo che per la pasta sfoglia del supermercato, c'è tempo tutto il resto dell'anno!
Rispetto all'originale, la mia non si compone di 33 sfoglie, me ne faccio bastare tre per lato...io la trovo perfetta così.
E adesso non resta che affettare attendendo che, fetta dopo fetta, faccia capolino il rosso dell'uovo...il premio per chi pesca quella più fortunata!
A chi vorrà provare un golosissimo assaggio ed a tutti auguri di una felice e serena Pasqua (possibilmente senza agnello nel piatto, come la mia!)

***

Torta pasqualina
(dose per una tortiera da 26 cm)

per il ripieno

1 kg di erbette miste lessate o di spinaci

500 gr. di ricotta vaccina

1/2 cipolla

100 gr. di parmigiano

9 uova

2 cucchiai di olio evo

noce moscata qb
sale qb
pepe qb

per l'impasto

600 gr. di farina tipo 0

acqua tiepida circa 300 gr.

3 cucchiai d'olio evo +  olio evo qb per la tortiera

3 g. di sale






Cominciamo a preparare la sfoglia, dato che poi dovrà riposare: sulla spianatoia, mettiamo a fontana la farina, aggiungiamo al centro il sale, l'olio e piano piano l'acqua tiepida (il quantitativo è variabile perchè dipende dalla farina), mescoliamo prima con una forchetta e poi con le mani, per almeno dieci minuti. Il composto deve risultare morbido ed elastico. Una volta finita la lavorazione, lo poniamo a riposare sotto una ciotola capovolta. L'ideale sarebbe una ciotola di metallo riscaldata con dell'acqua bollente: il calore del metallo aiuterà l'impasto a rilassarsi.
Ripassiamo le erbette in padella con l'olio e la cipolla tritata, aggiustiamo di sale.
In una ciotola, lavoriamo la ricotta con un cucchiaio, aggiungiamo il parmigiano, 3 uova intere, il sale, il pepe ed una bella grattugiata di noce moscata. Alla crema, infine, aggiungiamo le erbette. Facciamo riposare il composto in frigorifero mano mano che stendiamo.
Prendiamo l'impasto e dividiamolo in 6 pezzetti, 3 più grandi (per sotto) e 3 più piccoli (per sopra), arrotondiamoli e cominciamo a stenderli con il mattarello, uno per volta (gli altri continueranno a riposare coperti).
La sfoglia deve essere tirata sottile, iniziamo con il mattarello e poi terminiamo aiutandoci con le mani, allargando il cerchio di pasta affinché risulti molto sottile.
Oliamo la tortiera d'alluminio, e stendiamoci dentro la prima sfoglia; cospargiamo la sfoglia con un goccio d'olio che stenderemo uniformemente sulla superficie: quest'operazione servirà a tenere separate le sfoglie. Proseguiamo fino al terzo disco.


Mettiamo il ripieno nel guscio e una volta livellato, con il dorso di un cucchiaio ricaviamo 6 incavi: all'interno di ciascuno di essi metteremo un uovo.


Terminata l'operazione, proseguiamo la copertura della torta con le altre tre sfoglie. Pieghiamo e arricciamo verso l'interno lembi di pasta che fuoriescono (ritagliando l'eccesso), cospargiamo con olio la superficie.


Inforniamo a 180° per almeno 45', più un ulteriore quarto d'ora in cui abbasseremo il forno a 160°.




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